"Diego Fabbrini è il secondo miglior talento italiano nato nel '90 dopo Balotelli", questa l'etichetta messa dai giornalisti al, quella volta, giovanissimo fantasista toscano, di San Giuliano Terme. Ennesimo prodotto di un vivaio come quello dell'Empoli che ha sfornato talenti su talenti. Ad assicurarsi le sue prestazioni è l'Udinese, che con gli azzurri ha sempre avuto ottimi rapporti, portando nel tempo in Friuli anche quel Totò Di Natale che per molti si gioca la palma di giocatore più forte della storia bianconera. Già nel giro dell'under 21, Pozzo sembra assicurarsi l'ennesimo talento dal sicuro avvenire. Però fin dal primo anno le cose prendono una piega strana. Nel 3-5-1-1 guidoliniano Diego viene piazzato ovviamente dietro la punta, nel ruolo che fu di Sanchez. Diciamo però che il primo approccio con la Serie A è difficile per chiunque, quindi le 25 presenze, con 2 gol e 2 assist (tra Campionato, Coppa Italia ed Europa League) si possono considerare tutto sommato un buon bottino, anche se, per i colpi che aveva fatto intravedere in Toscana, ci si aspettava qualche giocata di classe fin da subito, invece spesso tende a nascondersi, a non cercare l'uno contro uno. Pochi gli spunti di talento puro, ma la chiamata per un'amichevole con la nazionale maggiore arriva lo stesso, sintomo che anche da fuori accordano a Fabbrini colpi importanti.

Guidolin si accorge che c'è qualcosa che non va e inizia a fidarsi meno di lui. Forse un errore, perchè a soli 22 anni già iniziare a finire ai margini porta spesso a bruciatura, o forse una visione sapiente del futuro. Non lo sapremo mai. Diego gioca i preliminari di Champions contro il Braga, con anche bei colpi nella gara di ritorno, poi torna nel suo torpore. Trova sì il suo primo gol in Europa League, ma in Campionato viene utilizzato fondamentalmente solo tra febbraio e marzo. Il Guido saluta e la società inizia a fare piazza pulita, spedendo il fantasista a Watford. Non tornerà mai più in Friuli. La speranza è che almeno in Inghilterra trovi l'ambiente giusto per sbocciare, invece lì inizia la discesa progressiva verso l'anonimato. Si tenta un prestito al Palermo, fa un campionato con gli Hornets, prova a scendere in B con il Siena, ma niente, Fabbrini non riesce mai ad incidere.

Nel gennaio del 2015 i Pozzo decidono di cederlo. Millwall, Birmingham, Middlesbrough e poi ancora Birmingham nella sua esperienza in Championship. A onor del vero, con il Boro qualcosa riesce a fare, 4 gol e 2 assist in 6 mesi. Abbastanza da convincere il Birmingham a richiamarlo alla base. Lì si perdono le tracce del ragazzo. I primi 6 mesi del 2017 li gioca allo Spezia senza successo, poi finisce in Spagna al Real Oviedo (anche qui 1 solo gol) e ora, a 28 anni, si trasferisce in Romania, al Botosani. Fa piangere sempre il cuore vedere un ragazzo a cui si era riconosciuto un potenziale enorme finire in un campionato, con tutto il rispetto, minore come quello romeno, ma il calcio è spietato, se perdi l'orientamento bruciare una carriera potenzialmente d'alto livello è un attimo e purtroppo Fabbrini rientra in questo triste club di calciatori.

Sezione: Focus / Data: Mar 04 settembre 2018 alle 11:00
Autore: Davide Marchiol
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