Flop VAR: il crollo del mito della moviola

di Federico Mariani
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L’incantesimo si è rotto definitivamente. La fama di elemento provvidenziale del VAR, la moviola in campo introdotta all’inizio dell’attuale stagione, si è bruscamente incrinata nelle ultime giornate e nel turno da poco concluso ha rimediato un’ulteriore stangata. A Firenze ha fatto discutere la decisione di non concedere un calcio di rigore per i padroni di casa. A San Siro, ci sarebbero gli estremi per un penalty a favore degli ospiti e sorprende il ricorso alla tecnologia da parte di Valeri per episodi avvenuti a pochi passi da lui. E poi c’è il fattaccio che tutti i tifosi bianconeri hanno negli occhi: il gol annullato per un fuorigioco inesistente all’Udinese sullo stadio Gran Torino, prima del vantaggio di N’Koulou, viziato a sua volta da un fallo in mischia non sanzionato. Ma cosa accomuna le sviste dell’arbitro Abisso a quelle dei colleghi? Semplice: l’utilizzo del VAR, prezioso strumento volto a correggere eventuali errori nella direzione su suggerimento di assistenti esterni al terreno di gioco. Il problema sta nell’impiego fatto della tecnologia. La moviola in campo serve ad eliminare lo svarione, ma ultimamente la regola pare essersi clamorosamente invertita, portando ad un allarmante sequenza di sviste prontamente confermate nonostante l’evidenza dei fatti e del replay. Insomma, il presunto ausilio infallibile non solo non garantisce l’immacolatezza dell’operato arbitrale, ma affonda ulteriormente i direttori di gara. Per non parlare di reti inspiegabilmente annullate non dal fischietto principale, ma da chi sta dietro al monitor e mal consiglia coloro che sono sul terreno di gioco. Già, perché il fattaccio di Torino fa tristemente il paio con il gol non concesso al Crotone nel match contro il Cagliari, senza un preciso perché, tra l’imbarazzo di Tagliavento e lo sconcerto dei protagonisti.

All’inizio del 1900, si registrava la fine della cosiddetta “Bell’Epoque”. L’inizio della Prima Guerra Mondiale incrinò definitivamente un clima di fiducia, positività ed ottimismo verso il futuro e la modernizzazione in ogni ambito. Ecco, qualcosa di analogo si sta verificando ora nel calcio. La tanto invocata tecnologia sembra essersi ribellata ai canoni del buon senso, imbizzarritasi contro le regole che dovrebbe far rispettare. Il VAR non è più un paladino della giustizia affidabile a cui affidarsi nei momenti di difficoltà, ma un’ulteriore mina vagante ed un elemento di ulteriore incertezza nel mondo già complicato del direttore di gara. Un fattore destabilizzante per gli attori sul terreno di gioco, dai calciatori agli arbitri. Una stoccata micidiale in chi credeva che l’impiego di un televisore avrebbe assicurato equità nei metri di giudizio e correttezza nelle decisioni intraprese. Certo, l’operato del VAR non può essere considerato pienamente negativo. Le statistiche sciorinate dai vertici dell’AIA e della FIGC non sono numeri banali e raccontano di tanti episodi corretti con precisione. È una verità di cui tenere conto, così come non si può voltare il capo di fronte al tracollo assistito nelle ultime settimane tra rigori non concessi, falli di mano non rilevati, penalty inesistenti. Ed in tanti si chiedono a cosa serva effettivamente la tecnologia se essa non rileva errori madornali come il braccio largo di Koulibaly contro il Bologna o di Bernardeschi a Cagliari.

Interrogativo curioso a cui può rispondere parzialmente una considerazione di Nicola Rizzoli. Infatti il nuovo designatore arbitrale ha affermato che sarà sempre e solo il direttore sportivo il protagonista delle decisioni ed il VAR un semplice strumento da consultare in casi controversi. Tutto perfetto sulla carta, non nell’attuazione concreta di questo principio. Spesso i fischietti abusano del mezzo televisivo, anche per episodi di semplice interpretazione. Un segno di grande incertezza. Peggio ancora quando gli arbitri non correggono il proprio errore, privi di uno spirito autocorrettivo. Dunque, forse, per poter utilizzare perfettamente uno strumento come il VAR, occorrerebbe saper dirigere in modo ineccepibile una gara, scegliendo la sanzione giusta per ogni situazione di ordinaria amministrazione. Non si può pretendere una perfezione che non è di questa terra, questo no. Ma almeno evitare di assistere a sviste concettualmente orripilanti sarebbe un notevole passo in avanti. Questo è il grosso problema. Per godere di un aiuto bisogna anche saperne trarre vantaggio con le proprie capacità. “Aiutati che il Ciel ti aiuta”, si suole dire nel detto popolare. Ecco, con un’evidente impreparazione di fondo, nemmeno il miglior sistema anti-errore può salvare l’arbitro. Dunque, i recenti disastri siano un invito alla riflessione ed alla correzione dei propri pregi per i fischietti italiani. Ne beneficeranno loro stessi, i calciatori e tutti gli appassionati.


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