La "cura Tudor"? Con Mandragora sta funzionando

di Francesco Paissan
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Di cosa parliamo quando parliamo di “cura Tudor”? Possiamo rimanere saldi ai numeri puri, quelli che realmente definiscono l’operato di un allenatore e che, nel caso del tecnico croato, sono i 12 punti raccolti in 9 partite. I risultati nudi e crudi possono però impreziosirsi ulteriormente quando, al di là del punteggio colto al triplice fischio, si può percepire una buona prestazione da parte dei singoli, specialmente se questi singoli erano chiamati a un riscatto. Il lavoro di Tudor si può così legare al miglioramento visibile di Rolando Mandragora, talento grezzo che né Velasquez né Nicola erano riusciti a raffinare del tutto. Mandragora è stato un giocatore in ombra per buona parte della stagione, irruento nella peggior accezione del termine, impreciso tecnicamente, in sofferenza come lo era in certi momenti l’intera squadra. Aspettarsi di più dal capitano dell’Under 21 e dall’oggetto di un importante investimento da parte della società Udinese era lecito.

Il punto di svolta nella narrazione della stagione di Mandragora è rappresentato dallo straordinario gol contro il Genoa nella partita d’esordio della seconda gestione Tudor, da un controllo col petto e da una fucilata mancina sulla quale Radu non ha potuto fare altro se non constatarne l’imparabilità. Da lì in poi l’italiano classe 1997 si è messo in rilievo in quasi ogni partita, aggiungendo nel frattempo un’altra rete al suo bottino, quella contro l’Empoli, e disputando delle ottime gare contro avversari del calibro dell’Atalanta e dell’Inter. Rimane un fatto curioso, e tutto sommato positivo per l’Udinese, come alla svolta positiva della stagione del giovane centrocampista italiano ne corrisponda una, diametralmente opposta per risultati, per il Genoa che dopo quel 2-0 ha collezionato appena 3 punti in 7 gare e si trova ora al quartultimo posto.

L’impressione generale è che si stia ritrovando sempre più il Mandragora di Crotone, quello che aveva evidentemente convinto i bianconeri a puntare su di lui. Di strada ce n’è voluta se è vero che solo in questo finale di campionato il giocatore stia cominciando a convincere quei detrattori che, anche nella partita col Genoa, ne avevano fischiato la prestazione. Si potrebbe però controbattere dicendo che proprio in un finale di stagione concitato come quello che le squadre della zona di classifica prossima al terzultimo posto stanno vivendo, a salvarsi sono quelle formazioni che riescono a trovare delle risposte positive anche da quei giocatori che di positivo non avevano mostrato poi così tanto fino a quel momento. Chapeau, dunque, per questo Mandragora che ha davanti a sé ancora due partite per partecipare attivamente alla salvezza dell’Udinese e per chiudere in bellezza la stagione.


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