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Dall'impresa di Montecatini all'anno da capitano, l'ultimo saluto di Pinton

di Francesco Paissan
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Nelle telecronache di Massimo Fontanini su UdineseTV e nelle presentazioni al PalaCarnera, tifosi e appassionati dell’Apu Gsa hanno imparato a conoscere Mauro Pinton prima come ‘Elettroshock’ e poi come ‘Capitano’. Il primo soprannome è dovuto alla specialità del cestista veneto ovvero il tiro dalla lunga distanza, con il quale ha saputo dare la scossa alle partite della sua squadra e, in più di qualche caso, determinarne la vittoria. Capitano lo è stato in quest’ultima stagione, la sua quarta a Udine, nella quale ha ereditato tale ruolo da Michele Ferrari. Dalla Serie B alla A2, dalla promozione al suo primo anno fino al raggiungimento dei playoff nelle ultime due stagioni, sfiorando l’impresa anche alla prima stagione di A2, passando anche per una eliminazione al primo turno di Coppa Italia di due anni fa. Tutti questi risultati hanno avuto come denominatore comune il mortifero tiratore Pinton che, in una intervista al Messaggero Veneto, ha voluto salutare in questo modo Udine e i suoi tifosi: “Quando ripenso a questi quattro anni posso dire che per me Udine è stata una bellissima ripartenza. Ero sceso in serie B, abbiamo vinto e sono tornato in A2 assieme alla società. Entrambi da protagonisti, proprio una bella rinascita. La cosa che mi preme sottolineare è che questi sono stati quattro anni fondamentali anche per una crescita su più fronti. Sono cresciuto io come persona, è cresciuta la mia famiglia, è cresciuta la società Apu. L’ho detto anche al presidente Pedone quando alla festa di fine stagione mi hanno regalato la torta. L’affetto dei tifosi e il loro calore, poi, sono stati eccezionali. Non ho mai visto un gruppo di tifosi farsi tutte le trasferte, erano sempre presenti, anche a 700 km di distanza”.

Pinton lascia dunque l’Apu Gsa dopo quattro anni di risultati buoni, come la promozione ottenuta a Montecatini e segnata dai 18 punti infilati proprio da ‘Maurino’ o i due derby vinti due stagioni fa, e meno buoni come la cocente eliminazione contro Biella di quest’anno. Il cestista italiano è ritornato col pensiero a questi suoi anni in bianconero, cominciando proprio dall’anno della B: “Probabilmente come sensazioni è quello che ricordo con maggior piacere, assieme all’anno in cui vincemmo la Legadue a Brindisi. Nel primo anno di Apu ho legato moltissimo coi compagni e ho avuto un ottimo rapporto con Lino Lardo. È stata una stagione fantastica e non era scontato, perché è difficile arrivare e vincere subito. La seconda, invece, è stata una stagione in cui siamo andati ben oltre le attese. Non mi aspettavo di passare dai 300 tifosi del Benedetti ai pienoni del palasport cividalese. Siamo partiti a rilento, poi nel finale è stato un crescendo continuo, con la coppia Veideman-Okoye. Sono mancati solo i play-off”. L’anno seguente l’Apu è poi tornata al Carnera per emozionare i suoi tifosi, sebbene per Pinton quella fosse stata una stagione sfortunata per via di qualche infortunio: “Ero partito benissimo, poi mi sono fratturato due volte la mano e ho fatto fatica a rientrare. Nei play-off, però, sono riuscito a dare un buon contributo. A livello di squadra abbiamo fatto benissimo: qualificazione alle final eight di Coppa Italia, quarto posto a fine regular season, quarti di finale play-off e due derby vinti su due. Davvero niente male”. E riguardo al futuro della “fascia” da capitano? “Se la fascia andrà a Vittorio Nobile direi che è meritata, anche come risarcimento per l’anno sfortunato che ha vissuto a Reggio Calabria. Penso che sentirà molto la cosa, perché è un friulano doc, come Ferrari. A “Vito” auguro di essere il capitano per i prossimi quindici anni. È una persona che ha carattere, ha la testa sulle spalle, è giovane ma responsabile: è la persona giusta”. Per Nobile, dunque, il battesimo arriva direttamente dal capitano uscente che però, come lui stesso ha voluto precisare, non è ancora stanco di cercare nuove avventure: “Sto cercando una squadra, ho ancora voglia di giocare a basket. Per parecchi anni”.


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