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Apu, battuta Piacenza: una vittoria di maturità

di Franco Canciani
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Casalpusterlengo era tutt’altro che un ostacolo semplice da superare, lo scrivevamo ieri. Buon roster, buon coach, scalpi eccellenti come Treviso (al Palaverde) e Verona, domenica scorsa.

Avremmo avuto solo una chance di vincere facile: dominare Ogide, una ‘bestia’ (agonisticamente parlando) sotto le plance, impedendogli di entrare in ritmo e di trovare conclusioni da fuori con poca copertura. Murry è la classica guardia tiratrice e col fisico che si ritrova è difficile accoppiarlo in difesa.

Beh, oggi i due coloured in maglia blu hanno realizzato 46 dei 76 punti della propria squadra. In particolare il centro nigeriano ha realizzato 28 punti, raccolto 8 rimbalzi e per lunghi tratti dominato la scena.

Come mai Udine ha vinto? Perché è squadra.

Oggi Cortese gioca un quarto solo, poi si eclissa; Powell fa il suo rientro ma gli serve tempo; Trevis si dedica più alla difesa che all’attacco, e sotto le plance si fatica contro il numero sei avversario. Eppure?

Eppure si stringono a coorte, estraggono una bella prestazione in playmaking, ma soprattutto il ‘25’ in maglia bianca sboccia finalmente.

Stefan Nikolic, belgradese quasi ventiduenne proviene dal vivaio Crvena Zvezda e ha giocato bene l’anno passato a Napoli (11 punti e 4 rimbalzi a gara); passato poi a Montegranaro ha ricevuto nulle attenzioni dal coach che non lo ha schierato se non per periodi insignificanti quanto brevi.

L’allenatore dei marchigiani, nella stagione conclusasi (per loro) ai playoff contro Trieste, era un riminese di trentadue anni, un tantino troppo esagitato per i miei gusti. Gabriele Ceccarelli.

Già: oggi il coach piacentino ha visto materializzarsi la nemesi storica in forma serba, quando Nikolic ha messo a referto 23 punti, 6 rimbalzi, quattro scippi e tonnellate di fisicità, mille megaton di energia, precisione al tiro e freddezza dalla lunetta (6/6) per una valutazione-record di 28.

Udine comincia bene, si fa rimontare, soffre nei quarti centrali ma, ormai, nei quarti decisivi non sparisce più dalla gara: come a Ravenna vince il periodo finale (24-13) dando l’impressione di tenere le mani sul volante; dall’altra parte, invece, Murry fa 5-0 per tenere i suoi a contatto, poi sparisce assieme ad Ogide che sbaglia tre liberi sanguinosi, due entrate e si fa scippare da Trevis la palla decisiva.

Udine vince perché, ormai è chiaro, gioca da squadra; reagisce agli eventi e fa sentire all’avversaria la propria pressione: Spanghero, scavigliato, esce quando sembrava essere il più decisivo in campo al tiro e Penna gioca 4’ di qualità assoluta, segnando dal campo, dalla lunetta ed assistendo il solito Nikolic per una schiacciata da applausi. Vince anche quando, come detto, tanti sue stelle non rendono al 100% in attacco.

Già: davanti la GSA deve ancora trovare quel quid di fluidità che le permetterà di vincere gare con ancora meno sofferenza. Spicca oggi il numero di palle perse (15) tornato ai livelli-caviniani: 7 di queste, però, sono state sprecate dal solo Cortese, che ha cercato qualche passaggio ad effetto di troppo invece di giocarla semplice. La difesa, invece, ha brillato per efficacia, efficienza e dedizione, concedendo pochi errori all’avversaria che ha segnato, quasi sempre, per meriti personali.

Udine allunga a 8 punti sulla decima in classifica, che non disputerà i playoff; tiene Forlì e Verona a due punti, avvicina Treviso a due vittorie di distanza; mantiene la seconda difesa del campionato, mentre l’attacco ancora segna pochino. Domenica a Cento per allungare la serie e chiudere definitivamente il discorso-qualificazione in playoff. Sperando nel recupero di tutti gli effettivi e nell’ulteriore step di crescita della squadra tutta.


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