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Amarezza europea

di Emanuele Calligaris
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Italia fuori dall'Europeo Under-21: a decretarlo, ieri sera, l'unico 0-0 del torneo nella gara che vedeva di fronte Francia e Romania. Un "biscotto" per molti già scritto, che non può però rappresentare il vero motivo di questa eliminazione: farà male ancora per qualche tempo, ma sicuramente è inutile piangere sul latte versato (e, si potrebbe dire, sul biscotto inzuppato). Gli azzurri, infatti, col KO contro la Polonia (alla 2° giornata) si sono complicati la vita praticamente da soli: perse le chiavi del proprio destino in ottica qualificazione, è sorta subito la consapevolezza che la sconfitta avrebbe potuto rovinare il cammino europeo; e così è stato: in un torneo che dopo la fase gironi (a dodici squadre) prevede subito le semifinali, l'Italia è stata tradita dal raffronto con la seconda del Girone C (appunto, la Francia, a quota 7 punti). Un'uscita di scena pesante da digerire, considerati la grande qualità di ognuno dei ventitré della rosa a disposizione di Luigi Di Biagio e il luogo di svolgimento della manifestazione, che ha significato un motivo in più per fare bene.

Col mancato approdo in semifinale, l'Italia non solo deve rinunciare al sogno europeo, ma anche alla qualificazione della selezione olimpica ai Giochi estivi di Tokyo 2020: il calcio azzurro manca all'appuntamento coi cinque cerchi da Pechino 2008, ultima partecipazione. In seguito, i risvolti sulla panchina: anche se già all'inizio dell'Europeo Di Biagio era a conoscenza che le gare di questa fase finale sarebbero state le ultime per lui, a prescindere dai risultati, è arrivata la conferma del suo addio alla Nazionale Under-21. I candidati per ricoprire il ruolo vacante sono Paolo Nicolato (4° posto con l'Under-20 al Mondiale di categoria), Alberico Evani (assistente tecnico della Nazionale A) e Daniele De Rossi (in valutazione per la sua carriera).

In attesa di ricominciare un nuovo biennio in prospettiva Europeo 2021, viene spontaneo fare delle considerazioni sul percorso azzurro all'Europeo italiano. Delle tre gare del Girone A, l'Italia ha ottenuto due vittorie e una sconfitta: 6 punti che, come già detto, non sono garanzia di passaggio del turno, aspetto da non tralasciare per il futuro. Nelle due vittorie, l'Italia ha segnato in entrambe tre reti, a prova di un attacco prolifico (tra i migliori: Chiesa, Cutrone e Orsolini); ma il reparto avanzato, assieme al centrocampo, è andato a incepparsi proprio nella gara più semplice (sulla carta): contro la Polonia tante occasioni sprecate e un crollo a livello psicologico circoscritto sì al contesto gara, ma fatale per le sorti del torneo. Dall'ansia di non trovare la rete nascono le disattenzioni difensive: una Polonia ben disposta in campo in entrambe le fasi, non aspettando altro, ha trovato il gol vittoria proprio in una di queste situazioni. Infine, la difesa azzurra ha subito almeno un gol a partita, a prova di una retroguardia traballante in quelle poche occasioni che comunque sono state concesse (tra i migliori: Mancini e Dimarco; in porta, Meret è un punto fisso, ma è caduto in qualche leggerezza). In generale, la Nazionale italiana ha avuto tante occasioni per segnare in tutti i match, puntando forse troppo alla mole di gioco che alla precisione nelle giocate: con la Spagna, l'Italia è andata sotto ma ha fatto un grande recupero (3-1); con la Polonia ha dominato in tutte le statistiche fuorché in quella più importante, sbagliando l'approccio nella seconda frazione (0-1); col Belgio, che non ha regalato nulla, c'è stato invece il dominio azzurro (1-3).

Resta il centrocampo: là in mezzo si è vista molta qualità, considerando che si tratta di un Europeo giovanile (tra i migliori: Barella, Pellegrini e Tonali). Chiaramente ci sono stati alcuni "prestiti" dalla Nazionale maggiore, ma il centrocampo ha trovato il consolidamento, la maturazione, dopo un ottimo percorso. Un cammino da apprezzare: lo specchio di tutto il movimento calcistico italiano (giovanile) in netta crescita, al di là dei risultati, che prima o poi dovranno arrivare.

Una breve analisi finale va anche ai giocatori di proprietà dell'Udinese: Giuseppe Pezzella e Rolando Mandragora, entrambi in bilico e probabili partenti nel mercato estivo. Il terzino sinistro, in prestito al Genoa nell'ultima stagione, è sceso in campo in una sola gara: titolare e in campo fino al triplice fischio col Belgio, ha fatto addolcire le critiche nei suoi confronti, indovinando l'atteggiamento e facendo una prestazione di stabilità per la squadra, pienamente sufficiente (voto Europeo: 6). Pezzella ha dialogato molto, in particolare nel secondo tempo, con Rolando Mandragora: i due si sono cercati spesso scambiandosi i ruoli (di assist-man e ricevitore), con delle giocate da apprezzare. Lo stesso centrocampista ha giocato in tutte le gare, partendo sempre titolare: con la Spagna ha iniziato sottotono, ma è migliorato nel secondo tempo; con la Polonia, sullo 0-0, si è mangiato letteralmente un gol, su quel suggerimento di Chiesa: Di Biagio l'ha visto risentito, anche un po' fuori dal gioco, e ha optato per la sostituzione con Tonali (al 58'); nella terza gara col Belgio, macchinoso nel primo tempo e molto meglio nella ripresa. Cumulando le prestazioni, Mandragora si è fatto vedere poco in cabina di regia, anche se risulta essere prezioso, nella sua posizione, in fase difensiva; bene negli inserimenti, deve migliorare nei tiri, anche perché le occasioni le ha avute in tutte le gare (voto Europeo: 6,5).


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