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Udinese, Inler: "Abbiamo seminato bene e vogliamo alzare ancora il livello. Magari potremmo puntare alla Coppa Italia"

di Davide Marchiol

Gokhan Inler, dt dell’Udinese, ha parlato ai microfoni di TV12 per fare il punto della situazione in casa bianconera. Queste le sue parole dopo la sconfitta con la Cremonese: “Sì, la sensazione è quella, perché ci aspettavamo tutt’altra partita. Nell’ultimo mese ho sentito e visto una squadra allegra, che si allenava forte. Non ci aspettavamo una prestazione del genere. Però sì va e si deve andare avanti”.

Quest’anno, comunque, il bottino in campionato è stato da record:
“Abbiamo seminato bene con il lavoro precedente, l’obiettivo quest’anno era arrivare a 50 punti, potevamo farne di più, anche di meno, in questa Serie A resta un risultato importante”.

Sui social dopo la sconfitta è ovviamente partito il tam tam sull’antisportività:
“L’ho sentito però sono cose che non mi interessano, mi deve interessare il campo. Non esiste partita facile, ieri la squadra ha provato anche a reagire, ma quando un avversario si mette dietro diventa difficile. Non abbiamo voluto rischiare nemmeno troppo il contropiede. E’ andata così e dispiace per i tifosi, le immagini del prepartita sono state spettacolari, ringrazio i tifosi perché sono sempre stati con noi”.

Cosa ti ha colpito di più del corteo pregara?
“La gioia della gente, ho sentito i ragazzi entusiasti, è stata una bella cosa”.

In casa purtroppo non sempre sono arrivati i risultati:
“Ogni partita ha la sua storia, in trasferta magari ce la giochiamo, l’avversario sta più aperto, però possiamo migliorare in casa. C’è ancora margine. Dobbiamo andare in tutte le partite per vincerle”.

Ci sono sei punti in più rispetto all’anno scorso:
“E’ un lavoro che è cominciato da lontano, stiamo raccogliendo ora dei frutti ma non dobbiamo fermarci, il prossimo step dev’essere più alto. In questi due anni abbiamo lavorato sui singoli giocatori e in questi ultimi due mesi si è visto quanto questa squadra abbia preso fiducia. Ogni anno giocatori vanno e vengono, però la base dev’essere la stessa, così quando un giocatore entra è già mentalizzato. Tutti quest’anno hanno avuto dei minuti, chi arriva entra in un gruppo sano”.

C’erano ieri comunque anche tre assenze importanti oltre a Zanoli:
“È ovvio che ogni giocatore è importante, poi serve anche esperienza per i più giovani, non bastano sei mesi per imparare certe cose. A noi servono tutti, soprattutto chi è da due anni che gioca con noi”.

Ora l’obiettivo è alzare l’asticella, si parla di Europa, ma come si migliora?
“L’obiettivo sul lungo termine non arriva dall’oggi al domani, lo vorrei anche io, guardo tutti i giorni i giocatori, quando vedo un ragazzo scontento lo lascio stare qualche giorno, poi lo prendo in parte. La gestione è fondamentale, il gruppo deve tenere tutti, penso per esempio a Bayo, che ha giocato poco, sono sempre vicino a lui spiegandogli le cose, ieri ha trovato minuti. Per chi gioca magari è più semplice”.

Sei più per il bastone o più per la carota?
“Uso la gentilezza, non è nel mio carattere ringhiare, però se arriva il momento le cose le dico in faccia, non davanti a tutti perché sarebbe facile, ma quando uno non capisce poi cerco di spiegare meglio le cose. E’ importante che ci sia il rispetto, ci sono le zone, ci sono le zone che sono dei giocatori e non puoi entrare facendo casino, esattamente come c’è la mia zona”.

Contro le squadre sulla carta meno attrezzate è stato perso qualche punto di troppo: 
“In Serie A non esistono squadre deboli, sulla carta ci aspettiamo magari di vincere e l’obiettivo chiaramente è migliorare. Quando un avversario si mette dietro fatichiamo, è un aspetto su cui migliorare, ne parliamo spesso con il mister. Dobbiamo trovare una chiave per vincere anche queste gare qui”.

C'è comunque un po' di rabbia per come ieri è stato chiuso il campionato in casa:
“Succede, mi dispiace, noi ci scusiamo. L’importante è guardare avanti. C’è un’ultima gara difficile contro il Napoli ma andiamo là per vincere”.

Runjaic come si sta evolvendo in questa sua avventura in Italia?
“Personalmente l’ho visto crescere, nei momenti più difficili era molto stressato. Gli sono stato vicino, gli ho spiegato che non è la fine del mondo e che bisogna guardare avanti, non pensare solo alle cose negative. Su questi aspetti sta crescendo, anche nei confronti dei ragazzi. E’ un lavoratore, dà sempre il massimo… ultimamente sta facendo anche qualche scherzo (ride ndr). Il primo anno non succedeva, ma sono piccole cose che comunque ci vogliono. Sta maturando esperienza in Serie A”.

Runjaic sta riproponendo il primo tipo di gioco visto l'anno scorso:
"Sì siamo stati pragmatici, semplici, compatti ma lasciando comunque alcuni giocatori un po' più liberi, penso per esempio ad Atta contro la Lazio. Abbiamo rivisto un po' la sua posizione e siamo riusciti a trasformarlo un po'. Il mister è stato bravo anche a togliere un po' di tensione ai giocatori".

Ekkelenkamp esterno è un'idea che vi ha mai stuzzicato?
"E' un giocatore polivalente, che si adatta a ciò che gli viene chiesto, giocherebbe anche in porta se gli venisse chiesto. Secondo me un giocatore così polivalente deve stare più dentro al campo, sta lavorando e quest'anno è cresciuto, ha avuto intorno ad ottobre un po' di calo, ma il mister lo ha aiutato, è rinato e ha fatto record personale di gol".

A parte il sogno Europa, ma puntare di più sulla Coppa Italia?
"Anche a me piace quella strada, è una parentesi più corta, per certi versi più semplice. Ci si può puntare, prossima stagione potrebbe essere un obiettivo, perché no?".

Sul mercato forse si può migliorare la panchina:
"Chi subentra è fondamentale, siamo già in una fase di miglioramento anche lì, ci sono dei giovani che sono entrati bene. Due anni fa appena siamo arrivati non c'era tempo per sistemare queste cose, man mano chi sta lavorando sta capendo dove è arrivato. Passo dopo passo si arriva".

Quanto è stato importante Zaniolo?
"E' stato molto importante, la nostra forza dev'essere che quando un giocatore arriva qua bisogna aiutarlo a dare il massimo e lui ha dato il massimo per la squadra. Non è stato tutto semplice per lui, ma mi piace la cazzimma che mette in campo, abbiamo bisogno di questo carattere. E' stato fondamentale per noi, adesso valuteremo il suo futuro, da parte mia non vedo alcun problema. Per noi è un giocatore fondamentale".

Che paròn Pozzo hai ritrovato rispetto a quando eri giocatore?
"Il paròn è sempre presente, con il suo solito sguardo, so già che lui vuole spingere. Vuole alzare sempre il livello, non molla mai, vogliamo avere questo obiettivo, ma serve da tutti un gran lavoro".

Quale sarà il futuro di Atta?
"Atta può arrivare a grandissimi livelli, è cresciuto tantissimo rispetto all'anno scorso. Spero che possa restare con noi per tanti anni, ma sappiamo che il mercato non è più come ai miei tempi, adesso è molto più rapido. Lui sta bene qui, però non possiamo sapere cosa riserva il futuro, quello che possiamo dire per certo è che lui ha la testa qui".

Abdoulaye Camara, che ha esordito ieri, può essere un sostituto di Atta o è più un Miller?
"Lo vedo più verso Miller e Karlstrom, è un ragazzo che si è ambientato bene. Gli siamo stati dietro, lo abbiamo motivato, ieri il mister gli ha dato qualche minuto. E' il più giovane in squadra, fino ad oggi non si possono dire cose negative su di lui, si è sempre comportato bene, ha tecnico, è capitano della sua selezione della nazionale francese. Valutiamo ora che passo fare, i giovani devono giocare, non va bene se per due tre anni restano fermi, in futuro può dare tanto".

Quest'anno spesso avete fatto sessioni di team building:
"Quando giocavamo noi era non obbligatorio, però si andava da soli, il mio obiettivo è riportare i ragazzi fuori, riscoprire alcune attività extra campo. Non solo per i giovani, che a casa magari fanno sempre la stessa cosa. Vogliamo creare gruppo soprattutto con loro. Da un paio di mesi la prima squadra fa team building costantemente e questo aiuta a vincere".

Anche gli allenamenti a porte aperte sono stati un passo avanti:
"E' il primo passo per arrivare al successo, i tifosi sono fondamentali soprattutto nei momenti difficili. Penso ai bambini, per anni non hanno visto i giocatori, adesso quell'energia si sente".

L'immagine di Ehizibue nel terzo tempo è forse l'emblema della stagione:
"Potrei essere duro con i ragazzi e obbligarli a uscire, ma non è questa la chiave del terzo tempo. Ehizibue è l'esempio migliore, fino a poco tempo fa era molto criticato. Un giocatore non può stare sempre chiuso, deve anche uscire da casa sua, contro la Roma ha fatto una grande partita. Le prime interviste, poi è venuto qua, poi il terzo tempo. E' un percorso, Buksa e Kabasele avevano promesso che sarebbero usciti e l'hanno fatto".

Ehizibue ha anche risposto in campo:
"Si vede che ha sofferto per un periodo, non parlo sempre con i ragazzi perché gli vanno lasciati anche i loro spazi, lui ha lavorato e ne è uscito da solo, noi parliamo, li motiviamo, è un grande professionista, ha dato tanto".

Kamara, Kabasele, Ehizibue, sono tutti ragazzi che però sono in scadenza:
"Sono ragazzi importanti in spogliatoio, si giocherà l'ultima gara e poi si tireranno le somme. Da parte mia posso dire che hanno sempre dato il massimo, loro devono lavorare bene e dopo il Napoli si vedrà".

Anche la difesa è cresciuta, con un Okoye che si è messo definitivamente alle spalle quanto accaduto un po' di mesi fa:
"Devono crederci, la società dà tutto, i ragazzi devono poi capire che non è solo questione di giocare bene a calcio, c'è tutto intorno. Famiglia, vita privata, i ragazzi devono essere tranquilli, liberi di testa, lavoriamo molto anche su questo".

Gueye come sta crescendo?
"E' diverso da Davis, cerca lo spazio, anche lui è cresciuto tanto in questi mesi. E' un ragazzo anche molto educato, gli stiamo vicino perché non era facile per un ragazzo di 18 anni spostarsi dal Senegal al Metz e dopo pochi mesi passare all'Udinese. Si è ambientato bene grazie alla struttura che abbiamo. Può giocare vicino a Davis e cercare la profondità".

Deulofeu come sta?
"Mentalmente è forte. Soffre ancora tantissimo, ha dolori. Vederlo però da tre anni fa ad oggi ora è in campo. Ha avuto due tre ricadute, ma ci ha sempre creduto. Ha fatto due allenamenti di seguito, di solito ci si ferma, stavolta invece il ginocchio non si è gonfiato. Abbiamo parlato col mister quando magari potrebbe allenarsi a pieno regime, senza dare tempistiche, ma ci crediamo tutti. Gerard è un campione, ha fatto una grande carriera, lo ascolto molto perché lui soffre ed è importante vedere come comunque un ragazzo soffre da anni. Per me è una cosa nuova, lui sta anche con noi ogni tanto nel team building, è un ragazzo che merita applausi".

Davis resterà?
"Nel calcio non si può mai sapere. Davis ha avuto un periodo difficile con gli infortuni, non era costante. Quest'anno ha fatto anche una preparazione particolare in estate, questo è stato fondamentale e ha fatto un ottimo percorso. Spero anche io che rimanga, è un attaccante d'altissimo livello".

Vorremmo rivedere l'anno prossimo tutti i più forti:
"Ovviamente la speranza è di tenerli tutti".

Che percorso di crescita stai avendo?
"Personalmente sono cresciuto tanto. Il primo anno è stato un inferno, magari non l'ho fatto vedere perché ero sempre attivo. Dovevo fare le licenze da direttore, con la UEFA ho fatto il master. E' stata tosta ma ce l'ho fatta, quest'anno ero più consapevole, forte e libero. Avere più tempo con i ragazzi è stato un punto di forza. Ho cercato di creare un legame basato sul rispetto con tutti i giocatori. Quando parlo lo faccio in sincerità, senza bugie. E' stato importante".

Resterai anche l'anno prossimo?
"Ogni anno alla fine tiro le somme. Il mio contratto è in scadenza. Dopo il Napoli vedremo. Ci incontreremo con la società". 


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