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Runjaic e una gestione dei cambi che spegne l’Udinese: il punto del Pisa è giusto

di Stefano Pontoni

Nel 2-2 contro il Pisa c’è una partita nella partita che pesa quasi quanto il risultato finale: quella dei cambi. E, ancora una volta, è una sfida che Kosta Runjaic perde dalla panchina. Non è un’accusa isolata né figlia dell’umore del momento, ma una sensazione che accompagna da mesi il cammino dell’Udinese: quando la gara entra nella fase delle correzioni, l’Udinese spesso si smarrisce invece di crescere.

I primi interventi arrivano subito dopo l’intervallo. Ekkelenkamp esce per Atta (12’ st): l’olandese, pur senza brillare, garantiva equilibrio e letture tra le linee. Atta non è ancora il giocatore visto prima dell’infortunio, manca ritmo e continuità. In contemporanea Zanoli lascia il campo per Piotrowski (12’ st). Qui il discorso è simile: Zanoli offriva gamba, profondità e spinta costante; Piotrowski è ordinato, diligente, ma non ha la corsa né l’aggressività per andare a vincere una partita. In un momento in cui l’Udinese avrebbe dovuto provare ad affondare, perde invece ampiezza e spinta.

Al 16’ del secondo tempo arriva il cambio più delicato: Zaniolo per Gueye. Il numero 10 non era al meglio a causa di un fastidio al ginocchio, appariva nervoso e poco lucido. Probabilmente andava tolto prima, per evitare tensioni inutili. Così invece resta in campo abbastanza da prendersi un cartellino giallo pesantissimo, che gli costerà la sfida contro l’Inter, senza riuscire però a incidere. Una gestione che lascia più di un dubbio. Al suo posto il giovane francese è volenteroso ma anche confusionario, con qualche errore di troppo sul groppone.

Nel finale arrivano le ultime mosse, quando però l’Udinese ha già perso campo e certezze. Kamara esce per Palma (30’ st): il giovane difensore non entra benissimo, commette diversi errori e fatica a stare dentro la partita. Probabilmente non era il contesto giusto per inserirlo. Infine Miller per Bravo (30’ st). Lo scozzese era stato uno dei più lucidi nel primo tempo, capace di dare ordine e tempi alla manovra. Bravo viene gettato nella mischia quando l’Udinese è già in difficoltà, troppo tardi per incidere davvero.

Il risultato di questa sequenza è chiaro: dopo i cambi l’Udinese sparisce dal campo. Niente più pressione, niente più continuità offensiva, nessuna alchimia. Il Pisa prende le misure e il pareggio risultao alla fine tutt’altro che casuale.

Non è la prima volta che accade. Anche a Torino, nonostante la vittoria, l’ingresso di Ehizibue aveva abbassato la qualità del possesso e costretto l’Udinese a un finale in sofferenza. È un limite che si ripete: Runjaic fatica a incidere a gara in corso, a cambiare piano quando quello iniziale viene neutralizzato. Dall’altra parte, Gilardino vince il duello dalla panchina. Capisce come si muove l’Udinese, sistema il Pisa, inserisce uomini funzionali e porta a casa un punto meritato. Non per fortuna, ma anche per lettura.

E allora la domanda resta, inevitabile: quanto incide davvero Runjaic durante la partita? Perché se l’Udinese vuole crescere davvero, non basta preparare bene le gare. Serve anche saperle cambiare. E ieri, contro il Pisa, questo non è successo.


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