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Nazionale Italiana, la conferenza stampa di Gattuso: "La nostra testa deve essere solo a giovedì"

di Stefania Demasi

Gennaro Gattuso ha parlato oggi in conferenza stampa in vista del primo allenamento della Nazionale, che giovedì sera scenderà in campo contro l'Irlanda del Nord per i play-off per il Mondiale in programma questa estate.

Una Nazionale che porta sulle spalle il peso di riconquistarsi un posto in una competizione in cui manca ormai da due edizioni e che si è trovata in queste ultime ore privata anche di diversi elementi che hanno manifestato qualche problema fisico, pur presentandosi al raduno a Coverciano

Una gara di grande importanza e che porta non poche pressioni sul CT e sulla squadra, con Gattuso che comunque da una parte sapeva di potersi ritrovare a questo punto della stagione con qualche giocatore fuori: "Non pensavo di arrivare in una migliore situazione a questa partita. Io ho pensato solo a giocare alla partita e non voglio alibi. Arrivati a questo punto della stagione è normale avere infortuni, tutte le squadre ce li hanno. Io ed il mio staff abbiamo lavorato tanto e duramente in questo periodo e abbiamo pensato solo alla partita. La testa deve essere li, a giovedì. Non bisogna pensare se si poteva fare qualcosa in più o meno. Dobbiamo pensare a giovedì e basta". 

Tra i forfait arrivati in questi giorni c'è Alessandro Bastoni, fuori per un problema fisico ma che ha comunque deciso di presentarsi al raduno: "Bastoni sapete tutti che problema ha avuto, ma bisogna fargli i complimenti e ringraziarlo per la professionalità e la disponibilità perché è a Coverciano da ieri mattina e sta lavorando perché vuole comunque provare ad essere a disposizione".

Gattuso in questo periodo ha fatto diverse cene con i suoi giocatori, ma la tattica non era tra gli argomenti portati a tavola: "Alle cene non mi sono presentato con pennarelli e lavagnette, la mia volontà è quella di creare un gruppo e ci sto riuscendo, tutti mi stanno dimostrando grande attaccamento. Per me questa era la soluzione migliore, a costo di rinunciare a giocatori che stanno facendo bene e si sarebbero meritati il posto come Zaniolo, Bernardeschi e Fagioli".

"Bisogna pensare a quello che abbiamo di fronte. Non è facile indossare la maglia Azzurra, specialmente in questo periodo che sono due mondiali che non partecipiamo. Noi dobbiamo pensare a oggi che abbiamo una grandissima occasione. Bisogna anche dare leggerezza. Faccio l'esempio della partita con la Norvegia a San Siro: un bel primo tempo e alla prima difficoltà ci siamo sciolti. Bisogna evitare che questo accada e in questi mesi ho lavorato su questo tasto. Gli episodi in partita possono capitare, bisogna saper andare oltre e dimenticare il passato".

Nonostante i problemi, i ragazzi hanno deciso di rimanere con la squadra a Coverciano e i club non si sono opposti a queste scelte: "Tantissimi giocatori con piccoli problemini comunque si sono presentati in Nazionale. Io vedo un grandissimo attaccamento e lo tocco con mano, non sono frasi di circostanza".

"Non voglio rischiare però di perdere giocatori e creare dei danni, le cose si fanno sempre con logica e le scelte che faremo le faremo in maniera corretta. Non possiamo rischiare di mettere giocatori che non stanno bene e poi siamo costretti a sostituirli dopo 5 minuti. Abbiamo un ottimo staff che saprà gestire tutti gli uomini. Tonali oggi farà un lavoro a basso carico e spero di averlo a disposizione già domani. Mancini ha solo un affaticamento, Calafiori ieri ha sentito un dolorino ma non dovrebbe essere nulla di che. Chiesa si è presentato ma aveva qualche problema e sia io che lui abbiamo deciso che era inutile che restasse".

E per quanto riguarda la scelta di escludere Zaniolo dalla Nazionale, questa la spiegazione: "Io spero di andare al Mondiale e di poter poi vedere la squadra in maniera diversa, ma al momento ho deciso di puntare su un gruppo che finora mi ha dato buone risposte e con cui si è costruito un buon clima in questi mesi. Ho le mie certezze e le mie sicurezze ed era con loro che volevo affrontare questa sfida". 

"Sono consapevole che ci sono diversi giocatori che fino ad ora hanno fatto benissimo, ma le mie scelte sono state fatte in buona fede. Ho grande fiducia nei giocatori che ho convocato ed è per questo che ho fatto queste scelte". 

Sul blocco Inter e sulle possibili difficoltà derivanti dal periodo di affanno della squadra: "Su Dimarco fino a 10 giorni fa sentivo grandi paragoni e tuttora continua ad avere ottimi numeri. Con Barella parlo tutti i giorni, sa che da lui ci si aspetta tanto perché ha dimostrato di essere un grande giocatore e perciò se ha un calo di rendimento viene bastonato. Ma ho grande fiducia in lui, sa che tipo di qualità ha e sa che voglio ritmo, intensità, che è ciò che lui ha e ha sempre dimostrato di avere".

Alla squadra, comunque, chiede prima di tutto di scendere in campo a mente libera e con la giusta mentalità per centrare l'obiettivo: "Non posso pensare di stordirli fino a giovedì con messaggi continui e 10 sedute video al giorno. Bisogna approcciarsi alla partita sapendo quello che bisogna fare. Serve scendere in campo con serenità. Io sono consapevole poi che i miei giocatori non sono degli scappati di casa. Qua ci sono persone che hanno vinto trofei, scudetti, arrivate in finale di Champions e che hanno vinto un Europeo".

Per quanto riguarda la scelta di giocare a Bergamo, invece, ha dichiarato sia stata una sua scelta e di averla fatta per un motivo ben preciso: "È stata una mia scelta e ringrazio Gravina e Buffon per avermi aiutato ed assecondato. L'ho fatto perché al mio esordio in panchina abbiamo giocato proprio in questo stadio e ci hanno applaudito all'intervallo anche se non stavamo facendo bene, l'ho apprezzato. Uno stadio da 25mila posti può diventare un catino, magari in altri ambienti come San Siro rischi di avere divisioni tra tifosi del Milan e dell'Inter e di sentire qualche rumore a causa di qualche passaggio sbagliato".

Infine, sul perché alcuni giocatori abbiano scelto di restare nonostante i problemi fisici e altri abbiano deciso di lasciare il ritiro: "Le teste dei giocatori non sono tutte uguali. Quando capisco che qualcuno è titubante non posso forzare la mano. I rapporti umani per quanto mi riguarda vengono prima di tutto. Se un giocatore mi dice che non sta bene ed è convinto di ciò, è inutile insistere. Se poi sul campo ci lascia un ginocchio o rimedia uno strappo, come potrebbe poi guardarmi in faccia?"


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