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Calvarese sulle polemiche arbitrali: "Serve uno sforzo sistemico"

di Francesco Maras

Non sono mancate le discussioni sugli episodi arbitrali che hanno segnato la ventinovesima giornata di Serie A. Dalle polemiche in Inter-Atalanta all'espulsione di Wesley in Como-Roma, passando per il gol annullato a Conceicao in Udinese-Juventus: "Se da un lato è vero che le polemiche sugli arbitri ci sono sempre state e continueranno a esserci, dall’altro quest’anno c’è un elemento che ha amplificato tutto: su episodi molto simili stiamo vedendo decisioni diverse. Non solo in campo, ma anche al Var, che sembra non avere linee di intervento davvero solide. La mancanza di uniformità alimenta la confusione e anche le polemiche", ha commentato Gianpaolo Calvarese sulla Gazzetta dello Sport.

"L’arbitro è pagato per prendere decisioni sotto pressione - continua l'ex arbitro - fa parte del nostro lavoro. La tecnologia oggi è indispensabile e aiuta gli arbitri. Allo stesso tempo, però, non bisogna dimenticare che dietro la tecnologia c’è sempre l’uomo. Per questo dobbiamo continuare a lavorare su formazione e tecnica: solo così si potranno utilizzare al meglio questi strumenti".

Negli ultimi anni la Figc ha parlato di una riforma sulla falsariga di quanto accade in Inghilterra: "È un passo che prima o poi dovrà essere fatto, perché gli arbitri devono diventare professionisti a tutti gli effetti, per quanto già ora lo siano nei fatti. Allo stesso tempo, però, non credo che questo sia il vero nodo. È un percorso che può essere utile, ma non deve diventare un alibi".

Progressi sono stati fatti anche meno di un anno fa, con un provvedimento che equipara la figura dell'arbitro a quella del pubblico ufficiale. Un modo per tutelare la categoria, sempre più frequentemente attaccata in maniera violenta non solo verbalmente anche soprattutto nell'ambito amatoriale: "Un passo importante è stato fatto. Io, nel mio piccolo, cerco sempre di dare visibilità al tema, perché soprattutto nelle categorie minori questi ragazzi non sono davvero protetti e sempre meno persone vogliono fare l’arbitro. La norma non basta: serve uno sforzo sistemico", conclude Calvarese.


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