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Viviani sulla crisi della Nazionale: "Scelte della FIGC hanno tolto meritocrazia"

di Francesco Maras

Fabio Viviani, ex vice allenatore dell'Udinese con Francesco Guidolin dal 2012 al 2014, è intervenuto sulla crisi della Nazionale su tuttomercatoweb.com. Le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC possono non essere sufficienti: "Da anni invochiamo un cambiamento e tale non può essere se non faremo qualcosa di diverso da quello che si è sempre fatto. Per me dovrebbe essere eletto un addetto ai lavori che provenga dal campo".

"Avevo sempre pensato e sperato che Gianluca Vialli potesse essere la persona giusta per ricoprire questo ruolo - spiega l'attuale allenatore del Vicenza Women - Determinato, fuori da qualsiasi corrente, autonomo, di grande personalità, con esperienza sia da dirigente che nell'associazione dei calciatori. Purtroppo ci è stato portato via".

Secondo Viviani, altre due leggende del nostro calcio potrebbero essere le persone adatte: "Con queste caratteristiche oggi mi trovo a pensare a Paolo Maldini. Non parlo nemmeno della grande esperienza da calciatore, ma lui ha avuto anche una esperienza in un grande club. Non è mai stato sopra le righe, ha sempre puntato dritto nel portare avanti ciò in cui crede. Non potrebbe farlo da solo, naturalmente. Mi auguro innanzitutto che abbia la voglia e la forza di farlo. E poi che possa scegliere bene i propri collaboratori, nel caso. Sarebbe un grande impegno, pieno di difficoltà soprattutto nei primi anni. Mi verrebbe da aggiungere anche un altro nome: Roberto Baggio. Ha già tentato di fare qualcosa senza, poi ha lasciato. Ma io credo che lui abbia tutto il necessario: le conoscenze, il rispetto in Italia e nel mondo, l'appeal, l'esperienza. Anche perché è già passato nel Palazzo".

In un contesto di grande cambiamento, parlare di un successore di Rino Gattuso sulla panchina azzurra non è fondamentale al momento: "Prima dobbiamo dare una svolta importante a livello federale. Detto questo, servirà un uomo che debba avere, oltre alle capacità ed alle conoscenze, la determinazione per accettare un incarico a lungo termine. La Federazione non può pensare di vincolare un ct solo ai risultati. Sono stati pessimi, ma la FIGC avrebbe dovuto avere la forza di andare avanti con chi c'era. Anche questo è un modo per seminare. C'è da affrontare le difficoltà che sicuramente ci saranno, così come la pressione".

Viviani parla dei problemi da risolvere con priorità: "L'aspetto più importante che ho riscontrato è l'assoluta mancanza o la dispersione del valore e della meritocrazia, anche nei settori giovanili e nelle squadre dilettanti. In tutti i club ha sempre avuto valenza la richiesta di portare uno sponsor per fare allenare, giocare. Questo è stato un disastro a lungo andare. Ragazzi che allenavano o giocavano perché portavano uno sponsor. E che poi non davano niente, se non la ricerca del successo personale".

"La scelta della FIGC di mettere l'obbligo di utilizzo per determinate età nelle serie minori e anche nelle rose delle prime squadre ha tolto meritocrazia. Purtroppo ci sono società e allenatori che fanno giocare i giovani perché rientrano nella fascia d'età giusta, anche se non vale per tutti. Così il ragazzo non è spinto a migliorare perché sa che nell'anno successivo, diventando fuori età, sarà spinto ad andare via per far spazio ad un altro. Quest'obbligo di far giocare i giovani spegne  la fame in molti ragazzi per cercare di essere all'altezza e migliorarsi. Togliendo spazio, per quanto riguarda le serie inferiori, ai giocatori esperti, che una volta scendevano lentamente di categoria a fine carriera, portando a questi ragazzi un qualcosa da imparare", conclude Viviani.


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