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Di Michele a TV12: "Davis è insostituibile, Buksa non ha personalità"

di Francesco Maras

David Di Michele è stato ospite della trasmissione Udinese Tonight su TV12. L'ex attaccante bianconero ha parlato della stagione dei friulani: "L'Udinese sta facendo molto bene, qualche rammarico c'è perché in qualche partita non sono riusciti a raccogliere quello che hanno seminato. La mancanza di Davis è determinante perché è insostituibile e ne risentono soprattutto Zaniolo e Atta. Buksa è un giocatore più di movimento, ma non ha forza fisica, personalità e prestanza che oggi devi avere. L'Udinese ha giocatori di grandissimo spessore, come Solet che ha piedi da trequartista pur essendo un difensore".

"Oggi tutte le squadre giocano con tre attaccanti - continua Di Michele - l'Udinese potrebbe sfruttare questo modulo perché ha i giocatori adatti. Zaniolo può fare l'esterno e rientrare, sta tornando il giocatore che vorremmo tutti anche in ottica di Nazionale perché ne abbiamo bisogno".

L'esclusione del numero 10 dai playoff di qualificazione ai Mondiali ha fatto molto discutere, ma Di Michele è sicuro: "Zaniolo meritava di tornare in Nazionale, non me ne vogliano ma non ci sono questi grandi attaccanti insostituibili in Nazionale come quando c'era Totti, Del Piero, Vieri, Inzaghi, Gilardino e via dicendo. Zaniolo poteva far parte del gruppo sia per qualità che per livello caratteriale perché è cresciuto molto, ha dimostrato spesso la sua maturità sapendo di giocarsi qualcosa di importante". 

Di Michele ha poi spiegato il suo punto di vista sulla crisi del movimento in Italia: "Va rivista la mentalità a partire dai settori giovanili, dando importanza agli italiani: non si può vedere un solo italiano su 22 in campo. Diventa difficile poi per la Nazionale trovare giocatori che sono in una condizione fisica, atletica e mentale importante se non giocano. Gli altri hanno il coraggio di far giocare i giovani, noi purtroppo no".

Il ricordo poi è andato alla stagione 2004/05, che ha segnato la prima storica qualificazione alla Champions League: "Non eravamo partiti con la consapevolezza di poter arrivare in Champions, in quell'annata abbiamo fatto qualcosa di impensabile per le squadre che c'erano, ma domenica dopo domenica prendevamo coscienza di dove potevamo arrivare. Eravamo una squadra forte, forse sottovalutata: non tutte le squadre di Serie A oggi potrebbero permettersi una rosa del genere". 

"Da subito si sentiva nell'aria che c'era qualcosa di diverso rispetto all'anno prima - continua Di Michele - come consapevolezza e come gruppo. Spalletti, arrivato in punta di piedi, ha capito subito che eravamo un gruppo con valori importanti, anche se eravamo giovani ma avevamo esperienza. Dopo due settimane giocavamo a memoria come se fossimo insieme da anni, da lì si capisce il valore. Chi giocava e chi non giocava era sullo stesso livello: durante la stagione siamo passati dal 3-4-3 al 3-5-2 e abbiamo sacrificato Di Natale, ma è stato un momento di crescita per lui. Dopo 90' di gioco non eravamo stanchi, volevamo giocare ancora: anche adesso ho la pelle d'oca, eravamo un corpo unico, dai giocatori ai tifosi, dalla dirigenza ai giornalisti. Eravamo tutti parte integrante di un grande successo che abbiamo ottenuto tutti insieme".

Non solo successi all'Udinese per Di Michele: "Il rammarico più grande è che con l'arrivo di Cosmi ho giocato molto meno e ho reso molto poco perché anche quando subentravo giocavo poco, poi volevo dimostrare il mio valore e non riuscivo a farlo. C'è stato qualche momento in cui ci sono state incomprensioni con la società e avevo chiesto di andare via, il fatto di aver detto qualcosa in interviste ha fatto sì che si incrinasse il rapporto con i tifosi. Da essere osannato a essere bandito, lì ho sbagliato e ho pagato le conseguenze, ma ho avuto modo di chiarirmi e di far conoscere le mie motivazioni, grazie anche a Pinzi". 

Ne è passata di acqua sotto i ponti e Di Michele ricorda con affetto quel periodo: "Udine per me è stato un trampolino di lancio, ci ha portato alla ribalta e mi ha fatto arrivare addirittura in Nazionale. Mi dispiace solo per quel piccolo intoppo per colpa mia - fortunatamente risolto - ma posso solo dire grazie. Ero troppo istintivo, avrei dovuto ragionare di più, ma dagli errori si impara e si cerca di migliorare".

"Il mio gol più bello? Quello in Coppa Italia con il Parma [1-1, stagione 2000/01], stop di tacco e sombrero a Djetou, stop di coscia e al volo di sinistro nell'angolino. Quello più importante sicuramente contro il Milan [1-1, stagione 2004/05], è valso la Champions ed è rimasto impresso a tutti quanti", conclude Di Michele.


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