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VAR, polemiche e caos: sotto accusa dopo l’episodio di Bologna-Udinese

di Stefano Pontoni

Var, caos e polemiche. Ormai in Serie A non c’è giornata che si chiuda senza almeno un episodio arbitrale destinato a far discutere. Anche l’ultimo turno di campionato non ha fatto eccezione, e tra le partite finite sotto la lente d’ingrandimento c’è ovviamente anche la sfida del Dall’Ara tra Bologna e Udinese, decisa proprio da una revisione al VAR.

Il match si è chiuso sull’1-0 per i rossoblù, grazie al rigore concesso dopo on field review per un contatto su Santiago Castro. L’arbitro Marcenaro, inizialmente, aveva lasciato correre; poi il richiamo al monitor e il cambio di decisione. Dal dischetto Bernardeschi non ha sbagliato, consegnando i tre punti ai padroni di casa.

Nel post partita non è mancata la presa di posizione di Christian Kabasele, che ha espresso chiaramente le sue perplessità. "Per me non è un rigore chiaro. Non era una situazione evidente per l’intervento del VAR. Un piede è fuori, uno dentro, non era una situazione limpida. Ci sono tanti dubbi. Questo però è il calcio di oggi: si vanno a cercare sempre le piccole cose, è diventato tutto più soft. Secondo me si poteva lasciare la decisione dell’arbitro e non intervenire, perché non era un errore evidente".

Parole che riassumono un sentimento diffuso: il confine tra “chiaro ed evidente errore” e interpretazione resta spesso sfumato. E proprio su questo principio si fonda l’utilizzo del VAR.

Polemiche anche negli altri campi. La partita dell’Udinese non è stata un caso isolato. In un turno cruciale per la corsa Champions, altre due gare hanno acceso il dibattito. A Bergamo il Napoli ha protestato con forza per un gol annullato e per una gestione arbitrale ritenuta incoerente in alcune situazioni chiave. A San Siro, invece, il Milan ha pagato una rete concessa dopo revisione, episodio che ha riaperto il confronto sull’uniformità delle decisioni.

E così il VAR, nato per ridurre gli errori e garantire maggiore equità, finisce ancora una volta sul banco degli imputati. Il sospetto che lo strumento stia generando ulteriore confusione, anziché chiarire le situazioni più controverse, si fa sempre più concreto.

Il nodo dell’interpretazione. Il problema non è tanto tecnologico, quanto interpretativo. Il regolamento parla di intervento solo in caso di errore chiaro ed evidente, ma nella pratica il margine di discrezionalità resta ampio. Contatti al limite, situazioni di campo complesse, immagini rallentate che amplificano dinamiche di gioco: tutto contribuisce a rendere il giudizio più severo e, spesso, più divisivo.

Nel caso di Bologna-Udinese, l’episodio ha deciso la partita. Ma il dibattito va oltre il singolo rigore. Riguarda la coerenza, la trasparenza e la percezione di uniformità nelle decisioni. Finché ogni giornata continuerà a lasciare in eredità un caso arbitrale, la sensazione è che il tema VAR resterà centrale nel dibattito della Serie A. Con una certezza: le polemiche, almeno per ora, non sembrano destinate a spegnersi.


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