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In Gara-3 la UEB Cividale abbassa il ponte levatoio a Rimini... e Freeman?

di Alessandro Di Lenarda

L'83-66 del PalaFlaminio non basta per raccontare quella che è stata Gara-3 tra Dole Rimini e UEB Cividale, in un altro faccia a faccia ravvicinato che stavolta ha fatto sorridere soltanto la squadra di coach Sandro Dell'Agnello. Tabellino alla mano, la superiorità dei padroni di casa è emersa in quasi tutte le statistiche che contano, partendo dalla mostruosa percentuale dall'arco del primo quarto: 12 su 16 significa 75%, un numero troppo alto per poter pensare di ribaltare l'andamento del match nella seconda metà di gara.

Posto che la RBR ha chiuso con il 53% dai 6.75 - diminuendo fisiologicamente la precisione al tiro dalla luna distanza - Cividale ha tirato da tre con il 25% (7 su 28), realizzando tra l'altro più di qualche canestro a gara ormai consegnata tra le mani di Rimini. Se i ducali vincono il confronto al tiro dall'area con appena il 4% di differenza, in tutto il resto la Dole è padrona del campo: 42 rimbalzi a 35, 21 assist a 13, meno palle perse e più recuperate. Il risultato finale, insomma non mente: Rimini ha meritato ed è avanti nella serie.

Il problema principale, pensiero confermato da coach Pillastrini in conferenza stampa, sta nella fase difensiva. Cividale ha sofferto e non poco le bocche di fuoco romagnole, brave anche a realizzare tiri difficili e contestati ma troppo spesso libere di far male da ogni posizione. Alzando il livello della difesa salirà di conseguenza anche quello in attacco, grazie a una maggiore fiducia che per una squadra come la Gesteco è un ingrediente principale. Queste è la speranza del tecnico, fiducioso per Gara-4 ma consapevole che servirà molto di più per riportare la serie a Cividale.

E Deshawn Freeman? "Ha dei problemi fisici, noi abbiamo delle indicazioni mediche ma è chiaro che se un giocatore se la sente gioca: a Cividale funziona così. Sente un dolore tale che non lo rende performante, alziamo le mani perché non sono cose che possiamo controllare noi", le parole del coach a fine partita. L'americano aveva iniziato il riscaldamento con la squadra per poi sedersi in panchina e non rialzarsi più fino alla sirena finale, saltando così la terza gara consecutiva nel momento più importante della stagione e della storia delle Eagles. La scelta è tutta nelle manone del classe '94, reso diffidente per le proprie condizioni fisiche dall'ormai più che probabile approdo a Livorno nella prossima stagione. Scene usuali per chi conosce il modus operandi degli statunitensi di questo sport quando ci si avvicina alla fine della stagione, ma che ogni volta lasciano sgomenti coloro che guardano il tutto dall'esterno.

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