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Dawkins, un segnale da non ignorare: adesso l’Apu Udine deve capire quanto può davvero dargli

di Stefano Pontoni

Tra le tante letture che lascia la sconfitta del "Taliercio", ce n’è una che merita attenzione particolare. Riguarda Aubrey Dawkins. Non solo per i punti segnati, non solo per le triple che hanno rimesso in piedi Udine nel momento più difficile della partita, ma per ciò che la sua prestazione riapre come riflessione tecnica dentro la stagione bianconera.

Contro Venezia, Dawkins è stato uno dei pochi a cambiare davvero il volto dell’attacco friulano quando la Reyer aveva preso in mano l’inerzia. Nel momento in cui la partita sembrava scivolare via, è stato lui ad accendersi, a dare una scossa, a trovare canestri pesanti, a costringere la difesa orogranata a preoccuparsi seriamente di lui. E questa non è una cosa banale.

Perché il punto non è scoprire oggi che Dawkins abbia talento offensivo. Quello si è sempre saputo. Il punto è chiedersi perché, fin qui, questo talento si sia visto così a intermittenza e perché il suo utilizzo sia rimasto spesso marginale rispetto a quello che, almeno a tratti, sembra poter garantire.

La risposta più immediata è anche la più nota: Dawkins è un giocatore che paga qualcosa in difesa. Non sempre ha continuità nelle letture, non sempre regge con la stessa intensità sui cambi, non sempre dà quelle garanzie di equilibrio che Vertemati chiede ai suoi esterni. Ed è chiaro che, in una squadra che ha costruito gran parte della propria identità su sistema, sacrificio e tenuta collettiva, questo aspetto pesi moltissimo nelle gerarchie.

Però il basket, soprattutto a questo livello, vive anche di talento, di punti, di capacità di creare vantaggi quando il sistema da solo non basta più. E in questo Dawkins ha qualcosa che pochi altri nel roster possiedono. Ha mano, ha fiducia, ha capacità di accendersi in serie. Se entra in ritmo, sa essere un fattore vero. Lo si è visto a Venezia, dove in pochi minuti ha riportato Udine in partita quasi da solo, ribaltando una deriva che sembrava irreversibile.

È qui che si apre il ragionamento più interessante. L’APU, in questa fase della stagione, ha bisogno di nuove soluzioni. Aspetta il rientro di Anthony Hickey, è vero, ma intanto deve trovare risorse interne per restare competitiva contro avversari di altissimo livello. E Dawkins, se gestito nel modo giusto, può essere una di queste. Non si tratta necessariamente di trasformarlo in un titolare fisso o di stravolgere gli equilibri. Si tratta piuttosto di capire se non sia arrivato il momento di concedergli uno spazio più definito, più chiaro, più funzionale alle sue caratteristiche. Magari non chiedendogli di essere altro da ciò che è, ma mettendolo nelle condizioni di fare bene ciò che sa fare meglio: aprire il campo, segnare, dare sfogo offensivo nei momenti in cui la squadra si inceppa.

Perché una cosa è certa: quando Dawkins gioca con fiducia, l’attacco dell’APU cambia faccia. Diventa più verticale, più pericoloso, più difficile da leggere. E questo, in un campionato dove spesso le partite si decidono su dettagli e parziali improvvisi, può avere un peso enorme.

Poi resta l’altra faccia della medaglia. Vertemati ha costruito una squadra che vive di regole e responsabilità condivise. Nessuno gioca solo per il proprio talento, tutti devono stare dentro il sistema. E se Dawkins vuole davvero ritagliarsi uno spazio importante da qui alla fine, dovrà dimostrare di poter alzare il proprio livello anche dietro, nella metà campo che spesso decide la fiducia di un allenatore.

La partita di Venezia, però, lascia un messaggio chiaro: ignorarne il potenziale offensivo oggi sarebbe un lusso che l’APU forse non può più permettersi. Non perché Dawkins sia la soluzione a tutti i problemi, ma perché può essere una soluzione vera a uno dei problemi più concreti: avere un’altra bocca da fuoco credibile nelle serate in cui servono punti, coraggio e talento puro. Adesso la palla passa a lui, ma anche a Vertemati. Il finale di stagione dirà se quella del Taliercio è stata solo una fiammata o l’inizio di un nuovo capitolo.


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