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Dal metodo alimentare al recupero: dentro il mondo di nutrizione e integrazione dell’Udinese

di Alessio Galetti

Che le società di calcio stiano sviluppando metodi sempre più all’avanguardia per migliorare anche i dettagli che non riguardano il campo non è di certo una novità, ma alla base della performance c’è l’alimentazione e l’Udinese è uno di quei club che sta lavorando su questo aspetto già da diverso tempo. Un metodo all’insegna della modernità, per il quale c’è l’impegno di numerosi esperti nel settore, che provano a fare la differenza sullo stato fisico dei giocatori.

Secondo quali criteri si nutrono i calciatori bianconeri? Partiamo da colui che sta al comando di tutto questo meccanismo: Antonio Molina è il Responsabile dei nutrizionisti del club friulano. Un professionista in ambito alimentare, che ha rivoluzionato il modo in cui una società deve lavorare con i suoi giocatori, investendo in maniera anche piuttosto importante su un qualcosa che porta quest’ultimi a massimizzare l’energia, prevenire gli infortuni e accelerare il recupero. “È un progetto che va avanti da quattro anni, costruito anche grazie all’intelligenza artificiale, per fare un programma alimentare con i giocatori”, queste le sue parole ai microfoni di SkySport, nel segno di una continuità che ha avuto dei risultati importanti e che è in continua sperimentazione ed evoluzione.

Buffet classico, un’opzione che l’Udinese ha abbandonato da tempo. Una delle prime azioni che i giocatori della squadra friulana devono compiere nell’arco della giornata è quella di aprire Whatsapp e selezionare la tipologia di menù in base alle proprie preferenze ed esigenze, costruito sui dati che sono in possesso dei nutrizionisti bianconeri, che tengono monitorata la situazione con estrema costanza. Il buffet classico veniva utilizzato in Friuli fino a quando gli esperti non si sono resi conto che faticavano a controllare ciò che ogni componente della rosa mangiava. Ora la storia è completamente cambiata e il piano alimentare viene personalizzato anche a seconda del carico di allenamento e del periodo della stagione.

Molina ha voluto spiegare questo concetto e questa metodologia rilasciando le seguenti dichiarazioni, dove sottolinea l’importanza di essere sempre aggiornati su tutto quello che riguarda l’aspetto alimentare di ciascun giocatore: “Abbiamo abbandonato il sistema classico del buffet dove arrivavano e non riuscivamo a controllare cosa mangiavano. Ci mandano il loro menù via Whatsapp. Loro possono decidere cosa magiare in base al periodo e all’allenamento: li aiutiamo a prepararli a livello energetico per l’attività fisica, mentre dopo allenamento pensiamo al loro recupero. Con i cuochi facciamo un lavoro di strategia e di composizione. Abbiamo i dati di ognuno di loro e in base alle valutazioni capiamo come possono migliorare”.

Un programma che varia a seconda del momento e l’uso dell’intelligenza artificiale. Come detto dal Responsabile dei nutrizionisti, i cuochi lavorano in base all’esigenza del giocatore, che dovrà essere il più energico possibile nel momento in cui deve affrontare l’allenamento e dovrà reintegrare a seduta conclusa. Questi esperti sono consapevoli del fatto che l’alimentazione è alla base del risultato sportivo e, per far si che il sistema sia funzionante al 100%, chiedono aiuto all’intelligenza artificiale. Quest’ultima aiuta gli addetti ai lavori ad analizzare i dati e a capire le necessità dei giocatori, che non sono esenti da cambiamenti. Un metodo che permette ai nutrizionisti di essere attenti sugli sviluppi e sulle problematiche dei componenti della rosa bianconera.

Il recupero: la camera iperbarica. Un sistema che permette agli sportivi di accelerare il recupero fisico e di ridurre le tempistiche degli infortuni, ma su cosa si basa? Sul respiro di ossigeno puro al 100% a una pressione superiore a quello atmosferica, che permette di aumentare l’ossigeno nel plasma, riducendo l’infiammazione e migliorando le prestazioni. “Sappiamo che arriva più quantità di nutriente al tessuto che vogliamo recuperare”, Molina si è espresso cosi a riguardo. In casa Udinese sono presenti due camere iperbariche.

Dalla composizione del menù tramite applicazione al monitoraggio dell’evoluzione corporea dei calciatori, passando per il metodo utilizzato in finalità del recupero. La scelta del club friulano sta andando sempre di più verso una direzione che predilige la scienza, con i dati e la tecnologia che la stanno facendo da padrona.
 


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