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Apu Udine imbattuta alla Next Gen Cup: i segreti di un gruppo che può ancora dire tanto

di Alessandro Vescini

L'Apu Udine fa qualcosa che alla vigilia molti non avrebbero mai immaginato. Vince, contro settori giovanili d'élite del panorama italiano, rimane imbattuta volando in testa al girone A dove è presente anche la campionessa in carica Olimpia Milano, ma soprattutto convince. Assai. Tre gare differenti, contro Tortona, Cremona e Varese, ma un unico file rouge che accomuna i tre successi dei bianconeri: identità e spensieratezza

Partiamo dalle gare. La prima contro Tortona, l'avversario più temibile per talento, che ha subito messo alla prova i friulani. Tenacia difensiva e alta intensità in transizione però, sono state le armi dell'Apu per non uscire mai dalla gara, rimanere ancorati al punteggio e centrare il sorpasso nel finale. La stessa cosa con Cremona. Non si cambia atteggiamento a seconda di chi si ha davanti e si continua a dare fiducia alle caratteristiche della squadra, anche quando la palla non entra. Contro la Vanoli, però, il sorpasso è arrivato nel terzo quarto e lì c'è stato lo scatto in termini di maturità di Udine. Gestione dei possessi e dei falli perfetta, Cremona quietata. E sono due.

La terza e ultima gara di questa prima tappa, infine, è stata la miglior versione del gruppo guidato da coach Pampani. Difesa solida, lotta a rimbalzo e circolazione veloce della palla che tanto passa dalle mani di Stjepanovic ma che spesso trova il compagno libero per il tiro aperto. Varese ci ha provato, sia chiaro, ma non c'è mai stata la sensazione che potesse mai essere veramente in grado di ribaltare la gara. Netta superiorità, per una squadra quella bianconera che nelle previsioni della vigilia avrebbe dovuto vincere (forse) una delle tre partite. 

Ma quali sono allora i segreti? Prima è doveroso fare una menzione d'onore a Igor Stjepanovic. Un giocatore di assoluto talento, a tratti immarcabile, che unisce finalizzazione e tecnica quando ha la palla in mano. Tutte le vittorie dell'Apu sono a firma sua e la sensazione è che sentiremo ancora parlare tanto di lui. Bene anche Cesare Placinschi, il prestito da Borgomanero che ha creato con lo sloveno un asse play-pivot davvero letale per le difese avversarie. 

Ritornando ai segreti: gli esterni. Con un play così, sono loro che fanno girare bene la squadra. Tutti tiratori, tutti in grado anche di attaccare il ferro e, soprattutto con punti nelle mani. E poi Elia Biasutti: l'Ikangi della Next Gen. Magari guardando i tabellini non si capisce quello che fa per il gruppo ma senza di lui la squadra soffre. Infine i lunghi, che a questi livelli cominciano a capire che evitare di far segnare due canestri all'avversario vale come farne uno. 

Questi ragazzi si sono divertiti e hanno fatto divertire a Verona. "La strada è ancora lunga - come dice un soddisfatto presidente Alessandro Pedone - ma quella intrapresa è decisamente quella giusta".


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