Bettarini: "L'Apu Udine ha una grande organizzazione difensiva. Il derby? Partirei dalle cose semplici"
Manca sempre meno al derby Apu Udine-Pallacanestro Trieste. Per avvicinarci al meglio a una sfida che manca da troppo tempo al Palasport Primo Carnera Credifriuli, abbiamo intervistato la leggenda della pallacanestro regionale Lorenzo Bettarini durante la settima puntata del podcast "It's Apu Time".
Lorenzo, come si vive un derby?
"È difficile trasferire questa idea della rivalità adesso a squadre dove ci sono giocatori che vengono da tutte le parti del mondo. Per dire l'espressione della triestinità da una parte poi è Ruzzier, dall'altra c'è Mirza che è friulano ma ha tre passaporti. Lui lo sente perché lo vedi come sta in campo ed è un degno capitano successore di Antonutti e successore mio che siamo due friulani doc. Riuscire a trasferire questa attesa, questa motivazione in più a squadre così poco radicate col territorio, dove non giocano quasi mai ragazzi cresciuti nel settore giovanile e quindi con questa tradizione è molto difficile. Però c'è una cosa che può aiutare: l'atmosfera che c'è attorno. E questo è percepibile anche da ragazzi che vengono da culture diverse".
Che ricordi hai tu di quelle atmosfere?
"Ai miei tempi era bellissimo, vivere l'atmosfera attraverso quelle che erano gli sfottò tra tifoserie. Era quell'ironia intelligente così un po' becera, ma che ci stava benissimo. A me caricava molto, mi venivano i brividi, sorridevo guardando il pubblico e aumentava l'attesa e la concentrazione. Adesso è difficile perché vedi anche la problematica che c'è adesso con le tifoserie per cui c'è sempre il rischio che trovi quello che invece di fermarsi allo sfottò e all'ironia magari in un tafferuglio tira fuori un coltello e quindi questo non è più sport. Non è più l'insegnamento per le giovani generazioni".
Ricordi un derby in particolare?
"Ho vissuto un derby bellissimo dove con Trieste al primo anno di A1 con Matteo Boniciolli, triestino allenatore di Udine. C'è stato questo scontro epico tra Charlie Smith che giocava con noi che ha vinto la partita con un tiro di tabella da 8 metri centrale da 3 punti e dall'altra parte c'era Sconnie Penn che era un playmaker indiavolato, razzente e molto efficace. Ricordo che abbiamo vinto a Trieste e siamo usciti tra le bordate".
Come si vince un derby allora?
"È importante riuscire a gestire la componente emozionale concentrandosi sulle piccole cose, che possono essere la palla recuperata o un rimbalzo difensivo, un taglia fuori fatto bene. Poi da lì ogni giocatore trova coraggio e poi magari incomincia a fare anche prestazioni offensive importanti. Io partirei dalle cose semplici. C'è da dire che Udine, io ho visto la partita con Milano, è sempre lì ed è una bella organizzazione difensiva. Questo è un bel mattone quello da cui partire. L'Apu, tranne in Coppa Italia con Brescia e a Trapani, ha sempre giocato alla pari se non meglio addirittura meglio degli avversari. I finali sono sempre un po' un punto di domanda, ma con Milano il finale è stato buono".
Adesso torna anche Hickey per Udine:
"L'unico punto di domanda è, ma sicuramente lo staff tecnico e Vertemati saprà benissimo gestire questa cosa, è che sia lui che anche Christon hanno bisogno di avere la palla mano, di giocare tanto dal palleggio. Ecco, quindi mettere vicino due guardie/play creative con le stesse caratteristiche, anche se Christon per me è più playmaker di Hickey, è difficile perché di solito vicino un playmaker creativo deve avere uno razionale. Tipo un esecutore come Mirza, che gioca poco dal palleggio".
C'è qualcuno che ti ha sorpreso quest'anno di Udine?
"Mi ha sorpreso tantissimo Mirza e sono molto contento di questo rendimento perché si sentiva in giro un po' di scetticismo, ma uno che ha la mano tira fuori le sue qualità in ogni categoria. Poi ha quell'animo che lo rende una delle migliori guardie del campionato. Mi piace molto Calzavara, anche in prospettiva. Mi piacciono questi playmaker alti, deve migliorare un po' la visione e la creatività non limitandosi al compitino però è un bellissimo prospetto perché ha tutto e anche un corpo importante. Poi Christon non si può discutere, i lunghi fanno il loro mestiere. C'è tutto all'Apu, sono tutti complementari. Però diciamo che Mirza mi ha sorpreso tantissimo. In negativo, invece, mi ha un po' sorpreso Dawkins. che è ancora alla ricerca di sé stesso".