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La maglia è ancora un simbolo?

di Roberto Piani

Il nuovo sponsor tecnico dell’Udinese, HS, ha suscitato pareri in gran parte positivi quando, due settimane orsono, ha presentato i suoi primi design per una squadra di serie A. Grandi apprezzamenti in particolare per la prima e la seconda maglia (con la novità assoluta del grigio al posto del bianco), qualche mugugno tra i tifosi per la terza (arancione). Vista la scomparsa della Snaidero basket, i cui colori erano appunto l’arancione su sfondo nero, essa non simbolizza più particolari aspetti dell’identità di Udine e della sua gente. E allora ecco chi ripropone , magari per il futuro, di riprendere i colori e i motivi della Patria del Friuli, con l’aquila (o un grifone?) giallo su sfondo blu.

L’identificazione del tifoso con la sua squadra passa inestricabilmente anche per i colori. E in tal senso la tradizione spesso la fa da padrona, almeno per le prime maglie: per l’Udinese 2013-2014 un classico bianconero, con numeri e nomi ben leggibili, arricchito da attenzione ai particolari. Tutto bello. Peccato però, che le maglie ufficiali si siano viste sinora solo indosso a delle modelle. Non si discute sull’attrattività delle stesse, ma non si può non notare  come, oltre al discorso identificativo, il marketing aumenta il suo peso specifico. Se poi nelle ultime amichevoli si è “costretti” a vestire la maglia del portiere… una tiratina di orecchi a Max Ferrigno ci vuole. Come ricordava il Direttore Generale Collavino, uno dei criteri per la scelta del nuovo sponsor tecnico erano i pronti tempi di consegna. Speriamo di vedere finalmente le nuove maglie giovedì sera in quel di Zenica.

Guardandosi attorno, il marketing sembra comunque farla da padrone anche in altri lidi, pensiamo ad esempio alla seconda maglia di un’altra partecipante alla serie A, il Napoli, presentata ieri. La scelta della divisa mimetica – “camouflage” la definisce la Macron –  alcuni dicono sia stata suggerita da De Laurentis in persona. Il presidente dei partenopei è da sempre attento a cogliere e stuzzicare l’animo dei suoi tifosi, e certo ha ben pensato che una tale divisa conquisterà il gusto di molti. Ma allora, più che l’identificazione con i colori societari, si cerca piuttosto di accontentare le mode e i gusti del momento. Ed ecco che il marketing torna a farla da padrone. Questo è il business del calcio. Prendere o lasciare?


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