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Dalla pallacanestro all’arte contemporanea: Matteo Da Ros porta a Udine l’universo di Shuzo Azuchi Gulliver

di Stefano Pontoni

Non solo parquet, canestri e partite. Per Matteo Da Ros lo sport è solo una parte di un percorso più ampio, che intreccia cultura, sensibilità e ricerca personale. Il giocatore dell’Apu Udine si fa promotore di un’iniziativa artistica internazionale che trasforma Udine in un crocevia tra Oriente e Occidente, portando nello Spazio Villalta le opere dell’artista giapponese Shuzo Azuchi Gulliver.

Un progetto ambizioso, intitolato “Pensare l’oggi con gli occhi di domani”, che si inserisce nel contesto del Far East Film Festival e rappresenta molto più di una semplice esposizione: è un dialogo tra linguaggi, culture e visioni del mondo.

Una passione nata lontano dal campo. L’idea nasce da lontano, da una passione coltivata fin da bambino. "È stata mia madre a trasmettermi l’amore per l’arte", racconta Da Ros. Una passione rimasta in secondo piano per anni, poi riemersa grazie agli incontri e alle esperienze vissute durante la carriera sportiva. Da qui il passo verso l’organizzazione di un evento culturale è stato naturale. Non un progetto estemporaneo, ma il frutto di un interesse autentico e di una volontà precisa: portare a Udine qualcosa di unico, accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori.

Un artista internazionale a Udine. Protagonista dell’iniziativa è Shuzo Azuchi Gulliver, figura di rilievo dell’arte contemporanea giapponese, presente nelle collezioni di istituzioni come il Museum of Modern Art e già protagonista alla Biennale di Venezia. La sua ricerca ruota attorno a temi profondi e universali: il tempo, il corpo, la percezione dell’esistenza. Concetti che si traducono in opere capaci di dialogare direttamente con chi le osserva, stimolando riflessioni sulla fragilità e sul valore della vita umana. A Udine verranno presentate quattro installazioni, pensate per interagire con lo spazio e con il pubblico. Tra queste, le “banknote” con il simbolo dell’occhio – rappresentazione del corpo come valore e strumento di scambio – e opere che richiamano il DNA umano, costruite attraverso sequenze ripetitive che annullano ogni gerarchia e sottolineano l’unità profonda tra le persone. Non mancano lavori dedicati al tempo, come l’orologio “De-Time”, che ne offre una visione personale, decostruita, lontana dalle convenzioni tradizionali.

L’esposizione trova casa nello Spazio Villalta, luogo simbolo di rigenerazione urbana nato dal recupero dell’ex fabbrica di birra Dormisch. Un ambiente aperto, frequentato, vissuto quotidianamente, dove l’arte esce dai confini tradizionali per incontrare le persone. Le opere saranno infatti collocate sia all’interno del bistrot sia nella piazza coperta, favorendo un contatto diretto e spontaneo tra pubblico e installazioni. Un approccio coerente con la visione dell’artista, che concepisce l’arte come esperienza condivisa, non come oggetto distante.

Un ponte culturale tra Italia e Giappone. Il progetto, curato da Maria Rosa Pividori e Suzanne van der Borg con il supporto dell’agenzia culturale Sunemi, si inserisce in un più ampio percorso europeo dell’artista previsto per il 2026. Oltre all’esposizione, sono previsti momenti di approfondimento e incontro. Il 29 aprile la curatrice presenterà il progetto alla Libreria Martincigh, mentre il 2 maggio sarà lo stesso Gulliver a intervenire a Udine, con una performance dal vivo e la prima proiezione italiana del suo video “I am also quantum”. Un’occasione rara per entrare in contatto diretto con una figura centrale dell’avanguardia artistica giapponese.

Lo sport come veicolo culturale. L’iniziativa racconta anche un altro aspetto, forse meno evidente ma altrettanto significativo: il ruolo dello sportivo come promotore culturale. Da Ros dimostra come il mondo dello sport possa diventare veicolo di apertura, contaminazione e crescita, superando i confini tradizionali.

“Pensare l’oggi con gli occhi di domani” è, nelle parole dello stesso Da Ros, "un’occasione senza precedenti per Udine". Un evento capace di portare in città un linguaggio artistico internazionale e di avvicinare il pubblico a temi universali. In un momento storico in cui le città cercano nuove forme di identità e connessione, iniziative come questa dimostrano quanto cultura e sport possano lavorare insieme, costruendo ponti e aprendo prospettive. Udine, per qualche settimana, diventa così un punto d’incontro tra mondi diversi. E lo fa grazie a un’idea nata lontano dal campo, ma cresciuta con la stessa passione con cui si inseguono i sogni.


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